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La “Madonna della Misericordia” di Pescia

La tavola dipinta ad olio raffigurante la “Madonna della Misericordia” mostra la Vergine con il mantello aperto ad accogliere un gruppo di donne raccolte in preghiera.
Conservata nella Chiesa di S.Stefano a Pescia e risalente agli anni Quaranta del secolo XVI° è attribuita a Benedetto Pagni da Pescia: l’opera presentava segni dovuti alla presenza di insetti xilofagi, fessurazioni trasversali causate dai movimenti del supporto in legno ed una lettura dell’opera compromessa dalle vernici ossidate.
Il lavoro è stato progettato e diretto da Paolo Cecchettini: una volta concluse le operazioni di restauro conservativo e bonifica della parte tergale della tavola abbiamo iniziato la rimozione selettiva delle vernici presenti sulla superficie dipinta dell’opera.
Ad una osservazione accurata e mediante l’utilizzo della lampada di Wood sono stati rilevate diverse stratificazioni di vernici e ritocchi dovuti ad interventi di conservazione precedenti.
I saggi di pulitura hanno evidenziato una forte disomogeneità delle pittura ad olio originale (motivo dei ritocchi e della presenza dei numerosi strati di vernice) a causa della quale è stato deciso di condurre l’operazione in maniera selettiva con l’obiettivo di ritrovare una corretta lettura dell’opera e dei colori originali.
Per le stuccature sono stati scelti materiali dal modulo elastico compatibile con i naturali movimenti della tavola lignea; l’integrazione cromatica è stata eseguita con i colori a vernice su basi ad acquerello mediando tra la pittura originale ed i ritocchi storicizzati in modo da non alterare l’immagine iconografica del dipinto legato al culto devozionale locale.

Durante la pulitura sono emersi molti particolari occultati fino ad allora.
La morbidezza dei panneggi delle vesti resi con sapienti passaggi chiaroscurali, la delicatezza dei volti costruiti con ombre e luci, le trasparenze dei veli e i piccoli preziosi particolari di gioielleria: un filo di perle, anelli dalle pietre rosse e blu ed una mano con rosario intrecciato che non era più leggibile.
Nel laboratorio allestito nella chiesetta di Santa Lucia sotto lo sguardo della scultura della santa, io e queste gentildonne raffigurate abbiamo dato vita ad un gineceo silenzioso (contraddizione in termini, ma tant’era) per una storia di restauro quasi tutta al femminile, con buona pace del mio collega Paolo Cecchettini.